Analisi degli assunti di base, mentalità di gruppo, cultura di gruppo, gruppo di lavoro, gruppo di lavoro specializzato, gruppo fondato su un assunto di base
Da: Psicoanalisi Neofreudiana, Anno XXIV, N. 1 (2012), fascicolo «Il processo di simbolizzazione».
Scrive Corrao: “Credo che Bion sia stato uno di quegli uomini rari, come Socrate e Freud, come Sant'Agostino e Einstein, capaci di accettare le dimensioni relativistiche dell'essere umano ed al tempo stesso di scoprirne processi conoscitivi assolutamente nuovi e con essi aprire orizzonti inaspettati di esperienza e di speranza” (Corrao, 1998).
Bion è stato uno psichiatra britannico e figura di spicco della ricerca psicoanalitica. Nato a Muttra, in India, si trasferisce in Inghilterra all’età di otto anni. Il padre è un ingegnere idraulico dell'Impero britannico, la madre di origine indiana. Trascorre l'infanzia tra i vasti paesaggi del Punjab, dove ama passeggiare sugli elefanti di proprietà della famiglia. Finita la scuola superiore, si arruola come allievo ufficiale nell’esercito e combatte nelle Fiandre durante la Prima Guerra Mondiale, ottenendo una decorazione al valore militare. Dopo la guerra, si laurea in Storia all’Università di Oxford, insegna per un breve periodo e, ben presto, intraprende gli studi di Medicina all’Università di Londra. Conseguito l’esame di stato, inizia ad interessarsi di Psicoterapia e frequenta la Tavistock Clinic (1932). Bion entra nel mondo psicoanalitico inglese nel 1937, iniziando un'analisi con John Rickman, allievo di Melanie Klein e membro della British Psychoanalitic Society. Il percorso di analisi dura un solo anno a causa della chiamata alle armi per entrambi. I due si rincontrano anni dopo, per lavorare insieme e gestire il reparto psichiatrico di un Ospedale Militare. Successivamente, torna a lavorare presso la Tavistock Clinic e nel 1945 inizia l’analisi con Melanie Klein, dalla quale acquisì alcuni concetti fondamentali che furono rielaborati in maniera del tutto originale. Infine, entrò a far parte della Società Psicoanalitica Britannica, della quale divenne in seguito presidente. Nel 1968 si trasferì a Los Angeles, dove visse per undici anni, durante i quali tenne numerosi seminari in vari posti del mondo, come il Sud America e l’Italia. Nel 1979 tornò in Inghilterra, ad Oxford, dove morì nello stesso anno.
L'esperimento di Northfield
Il contributo di Bion alla comprensione del funzionamento gruppale ha origine dall'esperienza di Northfield, nell'Aprile del 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui viene, infatti, incaricato di dirigere un reparto di riabilitazione nell'ospedale militare, con il preciso obiettivo di supportare ed occuparsi clinicamente di quei pazienti militari allontanati dall'esercito con la diagnosi di nevrosi di guerra. Fu allora che Bion istituì una forma di “terapia di gruppo”, che mirasse non solo a “curare” la nevrosi dei singoli, ma anche a creare uno spirito di gruppo. L'esperimento condotto al reparto di riabilitazione proseguirà negli anni successivi presso la Tavistock Clinic di Londra, dopo aver ricevuto dal Comitato tecnico della clinica l'incarico di allestire gruppi con finalità terapeutiche. Le idee elaborate durante questa prima fase del lavoro terapeutico di Bion sono raccolte nel volume “Esperienze nei gruppi”, composto di sette saggi pubblicati tra il 1948 e il 1951.
L'originalità di Bion risiede nel modo in cui egli approcciò al gruppo, il modo con cui iniziò ad utilizzarlo in senso terapeutico. Non estese i principi della psicoanalisi al gruppo, piuttosto si concentrò sull'analisi delle dinamiche che si sviluppavano all'interno del gruppo, fino a comprendere i processi inconsci che sottendevano le relazioni tra i vari membri del gruppo stesso. Dunque, il gruppo inizia ad essere osservato nel suo insieme, nella sua totalità e questo apre le porte alla ricerca di una individualità ed una specificità di gruppo. Diventa fondamentale, allora, lo studio e l'analisi delle tensioni e delle emozioni che circolano tra i partecipanti al gruppo psicoterapeutico. Nascono, da tali ricerche, i concetti chiave della teoria bioniana rispetto al funzionamento dei gruppi: mentalità di gruppo, cultura di gruppo, assunti di base, gruppo fondato su un assunto di base e gruppo di lavoro.
Mentalità di gruppo
“Cercherò di descrivere come si svolgono le cose. All'ora convenuta cominciano ad arrivare i membri del gruppo; le persone cominciano a parlare un po' tra loro, e quando se ne è riunito un certo numero, il silenzio cade sul gruppo. Dopo un po' ricomincia una conversazione sconnessa e poi si fa nuovamente silenzio. Diventa chiaro che, in qualche modo, sono al centro dell'attenzione del gruppo. Inoltre percepisco la spiacevole sensazione che tutti si aspettano che faccia qualcosa. A questo, punto confesso le mie ansie al gruppo, notando che, per quanto possa essere sbagliato iI mio stato d'animo, mi sento proprio così. Mi rendo immediatamente conto che la mia confessione non è stata ben accolta. In effetti, c'è quasi un'indignazione perché ho espresso questo stato d'animo senza dar mostra di apprezzare che il gruppo è autorizzato ad aspettarsi qualcosa da me. Non replico niente, ma mi limito a sottolineare che in verità il gruppo non può ottenere da me ciò che si sente autorizzato ad aspettarsi. Sono curioso di sapere quali sono le loro aspettative e che cosa le ha fatte sorgere” (Bion, 1961).
Grazie alla sua originale visione di ciò che succedeva all'interno del gruppo, Bion sviluppò un particolare punto di osservazione, in riferimento soprattutto agli aspetti emotivi che si muovevano attraverso un canale del tutto fuori dal controllo razionale. Emergeva ciò che Bion chiamò una mentalità di gruppo: il gruppo appariva, cioè, come dotato di una vera e propria vita mentale. Bion concepì tale mentalità come una sorta di serbatoio in cui confluivano gli apporti, gli impulsi e i desideri dei vari membri. La mentalità di gruppo presenta un carattere uniforme, perché i contributi stessi di ognuno si uniformano e conformano. Si forma, così, una mentalità di gruppo che non corrisponde agli obiettivi coscienti e razionali dei partecipanti, è una comune volontà che però contrasta nel raggiungimento degli scopi prefissati.
Gruppo di lavoro e gruppo in assunto di base
« In base alla mia terminologia, si potrebbe esprimere questo concetto dicendo che se il gruppo di lavoro fosse la sola componente della vita mentale del gruppo, allora non ci sarebbero difficoltà. Ma il punto da me evidenziato in tutti i capitoli è proprio che il gruppo di lavoro è costantemente disturbato dagli influssi provenienti da altri fenomeni mentali del gruppo » (Bion, 1961).
Bion definisce, così, “gruppo di lavoro” ogni gruppo di persone che si riunisce in vista di un lavoro da compiere con mezzi razionali, volto alla realizzazione di obiettivi condivisi, come la risoluzione di problemi. Il gruppo di lavoro opera dandosi un'organizzazione, l'individuo vi ha un suo posto e coopera volontariamente. « La cooperazione è volontaria e si basa su un certo grado di abilità intellettuale del singolo. La partecipazione a una attività dì questo tipo è possibile solo a persone con anni di esercizio e che si siano sviluppate intellettualmente per la loro disponibilità ad apprendere dalla esperienza ». « L'organizzazione e la struttura sono strumenti del gruppo di lavoro. Sono il prodotto della cooperazione tra i membri del gruppo e, una volta consolidate nel gruppo, hanno l'effetto di esigere uno sforzo di cooperazione ancora maggiore da parte dei singoli» (Bion, 1961).
I membri del gruppo riconoscono un compito, cercano di utilizzare nel suo conseguimento un metodo, sia pure embrionalmente, scientifico, accettano e sono in grado di «apprendere dall'esperienza». Il capo di un tale gruppo quando opera mantiene un contatto con la realtà (in contrapposizione ai poteri magici attribuiti al capo operante secondo un assunto di base). Quest'attività di risoluzione dei problemi, tuttavia, è in vario modo ostacolata da tendenze emotive, impulsi e desideri, che impediscono l'attuarsi del compito prefissato: il gruppo, per autoconservarsi, agisce in modo conforme agli assunti di base, che Bion descrive mediante i concetti di accoppiamento, dipendenza e attacco-fuga. Bion li individua come un'ipotesi necessaria, descrivendo una serie di sedute di gruppo in cui le persone del gruppo si comportano come se agissero tutte in base ad un accordo non esplicitato (Neri, 1975).
Questi comportamenti hanno la funzione dì far scartare al gruppo le sensazioni spiacevoli derivanti dal dover affrontare la realtà. L'atto del conoscere e lo sviluppo sono per Bion dolorosi. Gli assunti di base procurano, invece, un senso di sicurezza.
Assunti di base, valenza e sistema protomentale
Essi sono caratterizzati da emozioni molto potenti, intense e primitive, di gruppo, indipendenti dai singoli individui, tendenti ad evitare la frustrazione dell’apprendimento attraverso l’esperienza e l’esame di realtà. Caratteristica degli assunti di base è la fantasia che i problemi vengano risolti in modo magico.
In ogni gruppo vi sono, allora, due aspetti coesistenti: quello del gruppo di lavoro che porta il gruppo verso la razionalità e l’efficienza (funzioni dell’Io) e quello fondato sugli assunti di base, che implica una notevole regressione da parte dei membri, che ricercano gratificazione emotiva e sollievo dalle tensioni (Neri, 1975). Nei gruppi, dunque, si sperimentano due tipi di attività e di stati mentali: una cosciente e razionale e uno incosciente e pulsionale.
All'attività cosciente, si alterna costantemente una dinamica inconscia derivante dai contributi anonimi dei singoli membri che, inconsciamente, mettono in comune stati emotivi fortemente regressivi, in virtù dei quali i singoli perdono la loro individualità, ma sviluppano un forte senso di appartenenza al gruppo.
Gli assunti di base sono vere e proprie fantasie inconsce di tipo magico-onnipotente; esse rappresentano delle vere e proprie difese adottate dal gruppo nei confronti del trattamento terapeutico, con lo scopo di non far provare al gruppo la frustrazione legata all'apprendimento dall'esperienza, soggetta, per sua natura, a sforzo e dolore.
L'assunto di base dell'accoppiamento, viene intuito da Bion dopo aver notato un pattern di comportamento specifico che si ripeteva nel gruppo, nella fattispecie il comportamento di due persone che, coinvolte in una discussione, erano sostenute da altri partecipanti che rimanevano in silenzio. Nell'assunto di base dell'accoppiamento, centrale è la speranza che una coppia riesca a garantire la sopravvivenza del gruppo, un Messia che risolva tutti i problemi del gruppo. Nel gruppo di accoppiamento si respirerebbe, secondo Bion, un'aria di attesa continuamente alimentata, ma questa speranza non dovrà mai realizzarsi: la speranza, affinché continui ad esistere, esige che non esista un capo del gruppo, in quanto questo deve ancora nascere. La figura di un capo che salverà il gruppo dai propri sentimenti di odio e distruzione, può essere una persona ma anche un'idea, messianica appunto.
Un secondo assunto di base è definito di dipendenza. In questo assetto, il gruppo si appella ad un capo che lo nutra e lo protegga, un oggetto esterno con la funzione di dare sicurezza ad un organismo immaturo. “Ciò significa che è sempre attribuita ad una persona la capacità di soddisfare i bisogni del gruppo, mentre tutti gli altri sono in attesa di vederli soddisfatti” (Bion, 1961).
Il terzo assunto di base è definito di attacco-fuga: tutto il gruppo si comporta come se dovesse fuggire o attaccare qualcheduno o qualcosa; ancora una volta la salvezza viene ricercata nell'evitare il problema. Il capo di tale gruppo sarà colui che meglio saprà incarnare le spinte del gruppo verso l'azione, è colui considerato capace di guidare il gruppo nella fuga oppure di organizzarlo per la lotta contro il nemico o il pericolo comune.
L'oscillazione tra i due stati mentali, quello razionale e quello inconscio, dà origine alla cultura di gruppo, cioè alla struttura organizzativa vivente del gruppo, alla sua attività reale, al suo sistema relazionale interno.
Secondo Bion, gli assunti di base sono sempre presenti nella vita del gruppo e, in un dato istante, solamente un assunto di base può essere presente nel gruppo. Mentre un assunto di base domina il gruppo, gli altri rimangono latenti per dominare il gruppo in un altro momento.
Tra gli assunti di base non vi è alcun conflitto: può verificarsi infatti un passaggio o un'alternanza da uno stato emotivo all'altro. Il conflitto nasce invece tra il gruppo razionale e uno dei gruppi di base.
« Gli stati emotivi associati agli assunti dì base possono esser descritti con i termini correnti di ansia, paura, odio, amore e simili. Ma gli stati emotivi comuni a ciascun assunto di base sono impercettibilmente influenzati gli uni dagli altri, come se si trovassero in una combinazione particolare per l'assunto di base attivo. In pratica cioè l'ansia che compare nel gruppo di dipendenza ha una qualità diversa da quella che compare nel gruppo di accoppiamento, e così via per gli altri sentimenti... » (Bion, 1961).
Le emozioni, a seconda dell'assunto di base attivo, assumono, dunque, una coloritura specifica, come una stessa scena guardata attraverso lenti rosa, azzurre, blu.. (Neri, 1975).
Ad aggregare i membri del gruppo non è la libido, come postulato da Freud. Per Bion si tratta invece di una forza di natura diversa, di una disposizione a sentirsi parte del gruppo, di nome “valenza”. È un termine mutuato dalla fisica per indicare la capacità che esiste in ogni individuo, come in ogni atomo, di combinarsi in modo immediato, istantaneo e involontario con altri individui, per condividere un assunto di base ed agire in base ad esso. Quindi, dentro l'individuo convivono due disponibilità: una pronta a collaborare con gli altri su un piano di realtà e l'altra che tende a dare vita collettivamente a fantasie inconsce, regressive ed emotive, la valenza.
La valenza può essere alta oppure bassa, ma nessun individuo ne è privo. Essa funzionerebbe a livello molto primitivo su un piano definito da Bion come proto-mentale.
« Gli assunti di base inattivi rimangono confinati all'interno di un sistema protomentale; ciò significa che, se il gruppo razionale è permeato dagli stati emotivi associati all'adb di dipendenza, gli adb di attacco-fuga e accoppiamento non possono superare i limiti della fase protomentale. Solo lo stato protomentale del gruppo di dipendenza è stato libero di evolversi in uno stato differenziato, nel quale lo psichiatra è in grado di individuare la sua azione di adb. Ho proposto il concetto di sistema protomentale nel tentativo di spiegare la solidità con cui sembrano saldati tra loro gli stati emotivi di un adb e nello stesso tempo per disporre di un concetto che spieghi dove si trovano gli adb inoperanti, che senza dubbio vengono sentiti dal gruppo come potenzialmente attivi e debbono quindi essere localizzati « da qualche parte » (Bion, 1961).
Il sistema protomentale rappresenta un livello in cui le attività psichiche sarebbero indifferenziate da quelle fisiche: fisico e mentale si troverebbero ad uno stato indifferenziato. Esso viene descritto da Bion come “qualcosa in cui il fisico o lo psicologico o mentale si trovano in uno stato indifferenziato. È da questa matrice che nascono i fenomeni che in un primo momento appaiono come sentimenti distinti. È da questa matrice che hanno origine gli stati emotivi propri di un assunto di base che pervadono la vita mentale del gruppo. Sono questi livelli proto-mentali che costituiscono la matrice delle malattie di gruppo” (Bion, 1961).
A seconda dell'assunto di base attivo è distinguibile una precisa connotazione o qualità degli stati emotivi, che originano da un unico sistema protomentale. I fenomeni protomentali sarebbero una funzione del gruppo.
Più tardi, la concettualizzazione di sistema protomentale si avvicinerà a quella di elementi beta, cioè elementi grezzi della vita psichica, impressioni non trasformate, né elaborate, vissute come corpi estranei all'interno della mente. Essi devono essere sottoposti ad un processamento ad opera della funzione alfa, in modo da poter diventare elementi alfa, da usare nel pensiero e nel sogno. Analogamente, gli assunti di base, come espressione del sistema protomentale, sono fondamentali per la creazione di pensieri e, quindi, di processi di pensiero nel gruppo, grazie alla reverie del terapeuta. Diventano, dunque, l'impulso originario per la creazione dello stato mentale del gruppo di lavoro.
Le valenze sono i prerequisiti per l'attivazione degli assunti di base necessari per lo sviluppo degli stati emotivi alla base dei gruppi. Indipendentemente dall'assunto di base attivo, gli elementi della situazione emotiva sono strettamente collegati a fantasie di ansie primitive e che, ogni volta che l'ansia diventa troppo intensa, il gruppo è costretto a mobilitarsi verso la difesa. Si attivano dunque ansie psicotiche e meccanismi di difesa primitivi, tipici della posizione schizoparanoide. L'individuo coinvolto nelle dinamiche di gruppo sperimenterebbe una regressione tale da recuperare i meccanismi dei primi momenti della vita mentale messi in evidenza da Melanie Klein (1921, 1946).
Bion suggerisce che anche la società, come gruppo, manifesta gli stessi fenomeni di assunto di base. Nella loro evoluzione, i gruppi sociali hanno risolto questo problema delegando a determinati sottogruppi la funzione di contenerli e manipolarli.
Tra i gruppi di lavoro, Bion identifica i gruppi di lavoro specializzato, come la Chiesa e l'Esercito. Essi sono gruppi altamente specializzati e organizzati con il compito di controllare e contrastare, nel primo caso, l'attività del gruppo di dipendenza, nell'altro quella del gruppo in assunto attacco-fuga.
La Chiesa, da un lato, sarebbe sollecitata dall'assunto di dipendenza ma, allo stesso tempo, permetterebbe a tale assunto di essere costruttivamente incanalato. Così avviene nell'Esercito alle prese con l'assunto di base dominate dell'attacco-fuga. Ogni gruppo di lavoro specializzato deve ostacolare i fenomeni dell'assunto di base da cui è dominato, affinché non si crei una situazione di pericolo e vengano mantenute le attività di gruppo di lavoro. Bion, oltre la Chiesa e l'Esercito, considera come gruppo di lavoro specializzato anche l'Aristocrazia, dominata dall'assunto di base dell'accoppiamento.
Conclusioni
Le idee di Bion, pur allontanandosi molto dalla teoria psicoanalitica classica, si collocano come un ampliamento della teoria di Freud. Entrambi concordano sull'impossibilità di differenziare la psicologia dell'individuo da quella del gruppo. L'individuo è in ogni momento membro del gruppo. Bion sottolinea come l'individuo sia un “animale di gruppo”, di come, cioè, la sua vita possa risultare completa solo se inserita anche in un contesto gruppale.
Bion si contrappone anche all'idea di McDougall e riconosce la possibilità di un'attività intellettuale collettiva di alto livello, che comporti la partecipazione consapevole ed il controllo delle violente emozioni. Bion, diversamente da McDougall, considera il “gruppo di lavoro” non come qualcosa che si crea solo in determinate condizioni, ma come uno stato mentale sempre presente, anche se deve essere agevolato e sviluppato attraverso elementi come la disciplina e l'impegno. Per Bion, sia la mentalità di gruppo di lavoro, sia quella degli assunti di base, corrispondono a dotazioni etologiche dell'uomo in quanto animale sociale. Il merito di Bion è quello di aver individuato nel gruppo un prodotto di un'attività mentale, di un'elaborazione fantasmatica, frutto di una regressione inconscia e automatica.
L'uomo è un animale sociale e, nel confronto con gli altri, sperimenta, da una parte, una perdita di individualità, dall'altra può sperimentare un senso di appartenenza e soddisfare parte dei propri bisogni psicologici. La rete di relazioni che i membri stabiliscono all'interno del gruppo è spiccatamente egualitaria. Qualunque sia lo status sociale, il ruolo o il lavoro di una persona, questi vengono momentaneamente messi da parte, in favore del compito di conoscersi l'un l'altro, di conoscere se stessi in relazione all'altro, entrare in contatto con l'ignoto, lo sconosciuto. Il conflitto tra gruppo di lavoro e mentalità primitiva è, inoltre, essenziale per la crescita del gruppo: non vi è vera crescita se l'aspetto evoluto si distacca da quello primitivo.