La vita ed il pensiero di Erich Fromm


Erich Fromm
(Francoforte sul Meno, 23 marzo 1900 - Locarno, 18 marzo 1980)

La teoria psicoanalitica di Erich Fromm

Fromm sostiene che l'Homo psychologicus di Freud è una creazione irrealistica come lo è quello economicus creato dall'economia classica.

Per Fromm la ricerca psicoanalitica deve andare oltre la dimensione individuale e deve penetrare quei principi e quelle leggi che sottendono la natura umana. Questi principi trovano attuazione nel metodo da lui utilizzato nella cura della nevrosi, sia essa individuale che sociale, in quanto la personalità deve essere considerata come totalità. Pur considerando significativi i contributi freudiani di impulso e la sua importanza nell'ottica psicanalitica, Fromm respinge le concezioni di nevrosi e di comportamenti umani come prodotto dei conflitti fra impulsi sessuali e quelli di autoconservazione; infatti egli rintraccia l'origine di tali conflitti all'interno della realtà complessa. Per Fromm la psicanalisi è psicologia dinamica, che ha l'obiettivo di occuparsi di forze, idee e sentimenti umani, chiamata ad interpretare il ruolo che assumono queste forze e le trasformazioni che esse subiscono. Importante diventa individuare il significato che i fenomeni psicologici assumono in quanto prodotto e caratteristica della società contemporanea.

Se per Freud i sintomi erano il prodotto della repressione sessuale, per Fromm questi sono i prodotto di un'alienazione derivata dal bisogno dell'uomo di essere massificato in quanto diventa un modo comodo di viver, ma disfunzionale in quanto non permette la piena espressione della sua umanità.

Per Fromm la liberazione del paziente dai sintomi del suo male costituisce un compito complesso e più arduo e un impegno più difficile da parte dell'analizzate (cit. opera p. 149).

La conoscenza della sua realtà interiore non può essere raggiunta attraverso la mera osservazione delle manifestazioni psichiche del paziente, affinché questo possa realizzarsi è necessaria una partecipazione che implica comprensione ed anche impegno personale e sofferenza.

Per Fromm partecipare significa comprendere, all'interno di un rapporto autentico attraverso il quale si presta particolare attenzione, senza rimanere esterni alla relazione, perché quest'ultimo aspetto è spesso causa di insuccessi nella pratica psicanalitica. (Nell'atto terapeutico è importante l'obiettività e questa è possibile solo se il terapeuta si pone in una posizione di ascolto attivo).

Infatti raggiungere l'obiettività di ciò che il paziente ci porta per Fromm significa realizzare ciò che il paziente può realizzare. Vedere il paziente così com'è e non come si desidera che sia, questo è il compito più difficile per chi voglia disporsi all'applicazione della terapia psicoanalitica.

Inoltre Fromm sostiene che anche con i casi più gravi ci siano possibilità di guarigione.

Il terapeuta deve saper ascoltare sia la parte malata che quella potenzialmente sana, riuscire a pensare che dietro quella fragilità esistono forze capaci di restituirlo alla normalità è fondamentale nella pratica psicanalitica. Comprendere non significa condannare, bensì rispettare nella sofferenza.

La cura ha successo nel momento in cui mettiamo l'individuo nella condizione di far emergere e trionfare la propria spiritualità.

L'incapacità di amare è la dimensione costitutiva dell'isolamento, l'uomo si isola e rinnega tutte le sue forze spirituali. Anche i disturbi nel nevrotico hanno radici in questa incapacità di amare e la terapia analitica ha questo obiettivo: ridare questa capacità all'individuo. Questa riconquista permette all'individuo di avere un atteggiamento produttivo in grado di esprimere la propria autenticità e raggiungere quella dimensione umana che caratterizza l'uomo. Chi ama non è mai un essere isolato. Grazie all'atteggiamento produttivo si dissolve la nevrosi.

Fromm ponendo i principi alla base del suo metodo di cura trova nella biofilia una possibilità di riscatto. Infatti egli pone in "risalto il significato che assume l'istinto di vita quale elemento decisivo per la soluzione benigna delle malattie mentali" (op. cit. p. 156).

Liberato dai fantasmi della sua mente il paziente trova il principio ispiratore che gli permette di vivere e la sua mente ritroverà il vero significato dell'esistenza.

Per Fromm il paziente deve essere accompagnato nel suo cammino per esempio con l'assegnazione di un libro, e questo è un esempio ciò che lui stesso ha definito psicoterapia attiva.

Il concetto di consapevolezza a cui Fromm si richiama consiste nella forza che è capace di liberare il paziente dalle sue irrazionalità e che gli offre la possibilità di trasformazione. Anche l'inconscio ha dei connotati specifici; infatti la scoperta del proprio inconscio non è solo un atto intellettivo, ma anche un'esperienza affettiva, indicibile (in questo "indicibile" sono rintracciabili influenze di Wittgenstein).

Fromm sostiene: "Se il terapeuta dovrà apprendere a conoscere e penetrare la realtà del paziente in un clima di accettazione la sua competenza e la sua esperienza non gli serviranno abbastanza se esse non saranno accompagnate ad una ricca emotività- biofila. Fromm come Balint, individua, forse per primo, questo requisito come cardine del lavoro psicoterapeutico, che è, in ultima analisi, espressione di arte più che di tecnica. Ed è per questa concezione della terapia psicoanalitica che Fromm non tenta di nascondere al paziente i suoi sentimenti, perfino quelli di contrarietà" (op.cit. p. 16). Infatti il paziente ha bisogno di un confronto attivo in quanto la terapia deve rappresentare le ore più significative della sua vita.

Grande importanza è attribuita al dare di Sé un'immagine trasparente, in quanto per sentire l'altro si deve essere spontanei e di conseguenza empatici; come potremmo capire la sua paura, il suo amore, la sua speranza ed altro se non siamo noi stessi a sentire paura, speranza ecc. Solo così, attraverso una relazione dinamica il terapeuta è in grado di conoscere l'essenza del paziente.

Un altro elemento di cui si è interessato Fromm è il controtransfert che per lui costituisce un'espressione troppo vaga soprattutto il relazione al narcisismo del terapeuta. Bisogna essere consapevoli che analizzare significa anche essere analizzati.

Farsi guidare solo da un impianto teorico è un rischio. Il paziente potrebbe avvertire o fingere di avvertire per compiacere il terapeuta la giustezza dei sentimenti attribuitigli, compromettendo quello che è il risultato della terapia. In realtà bisogna andare oltre, infatti si tratta di un "sentiero difficile, in quanto solo se ci lasceremo guidare dalla ragione può avverarsi l'assunto fondamentale della psicanalisi e il suo pratico affermarsi, e cioè quello di cogliere il contrasto" (cit. opera p. 162) tra Pensiero ed Essere, tra ciò che fingiamo di essere (maschera che portiamo) e ciò che siamo (in termini di contenuto interiore).

L'insegnamento di Fromm relativamente alla psicanalisi rinvia all'essere scettici di fronte a ciò che un uomo ci dice, perché le sue parole nel migliore dei casi rivelano la sua coscienza. Dobbiamo leggere tra le righe e utilizzare il terzo occhio, focalizzando su ogni suo movimento corporeo e ogni movimento del volto. È a partire da questa impostazione che per Fromm è possibile cogliere la portata della scoperta di Freud. Infatti è solo quando riesce ad andare oltre il dato falso portato dal paziente che il terapeuta è in grado di intraprendere la terapia per rendere al paziente il suo equilibrio interiore.

La nevrosi è per Fromm la perdita da parte dell'uomo della libertà di agire razionalmente! E l'uomo riportato alla consapevolezza è quindi in grado di attivare un atteggiamento produttivo e liberatorio.

Tutta la sua opera è dunque ispirata da un senso di profondo rispetto per il paziente ed evidenzia che vi sono alcuni limiti invalicabili con cui il terapeuta si deve confrontare in quanto c'è sempre qualcosa che il terapeuta non può realizzare.

Come afferma Anna Freud "la nostra terapia può riparare soltanto ciò che l'Io ha fatto, non quello che è stato fatto all'Io. Io penso che questa sia la chiave di lettura della terapia; in ogni rapporto con il paziente, noi possiamo offrire il buon senso, il latte, l'amore: finiremmo se lo facessimo per ingenerare in lui una gran confusione. L'unica cosa che possiamo offrire è un clima di accettazione, di benevolenza" (op. cit. p. 165 e 166) Questo è il limite in cui ci si imbatte e non bisogna dimenticare durante la terapia che il paziente è un uomo e che come tale sfugge ad ogni casistica, pertanto quest'aspetto rende la cura psicanalitica un metodo peculiare e originale rispetto a tutti gli altri.

L'interesse per la medicina psicosomatica che Fromm ebbe negli ultimi suoi anni di vita è testimoniato anche dalle sue ultime opere spesso permeate da questo interesse. Egli osservo accuratamente la relazione psiche/soma e rilevò la problematicità del paziente psicosomatico nella terapia. Il paziente psicosomatico rappresenta attraverso il sintomo la propria inquietudine esistenziale e pone in essere un tentativo di farsi notare, di drammatizzare la propria vita in modo completamente inconscio. Nell'opera di Fromm Il linguaggio dimenticato viene messo in luce che il corpo diventa un simbolo e non una allegoria della mente.

Fromm insiste inoltre sull'affermazione che "l'alessitimia del paziente psicosomatico dipende molto spetto dall'alessitimia del medico" e che, quest'ultimo deve sforzarsi di comprendere la ragione che impedisce all'analizzando di comunicare. Egli deve cogliere quei segni anche minimi, con cui il paziente si esprime e che non vengono, invece, raccolti. Fromm raccomanda, per quanto possibile, di abbreviare la cura e ciò può realizzarsi attraverso una posizione sempre più attiva del terapeuta. Nella psicoterapia attiva i fantasmi arcaici non emergono, ma vengono considerati nel loro aspetto sociale. Questa tecnica sembra favorire una minor regressione. Fromm fa osservare che se il paziente non riesce a superare il rapporto duale con la madre e il padre il lavoro terapeutico rimane particolarmente arduo. Ma dove questa triangolazione non è sperimentata dal paziente, la terapia risulta difficile. Bisogna, in questo caso, far capire all'analizzando che "egli vive una vecchia controversia contro i genitori invece di prendere una decisore liberatoria." (op. cit. p. 170).

Fromm inoltre fa una differenziazione tra persona nevrotica e paranoide, dove quella nevrotica vive nella paura di essere odiata anche se rimane in contatto con la realtà e sa che è di questo che ha paura, mentre quella paranoide vive questa paura nella realtà. La nevrosi è dunque la conseguenza dell'alienazione e depressione, dipendenza idoleggiamento sono l'espressione diretta dell'alienazione o di sue forme di compensazione. Quando l'uomo fallisce nello sperimentare la propria identità, fallimento considerato il fenomeno centrale della psicopatologia, questo è comunque per Fromm il prodotto dell'alienazione. L'alienazione causa disintegrazione dell'identità che conduce l'individuo in uno stato di dissociazione tale che i suoi sentimenti perdono, in ogni caso, il crisma dell'autenticità che è dato dalla volontà. In questa dissonanza l'uomo cerca allora di rendere razionale ciò che non lo è ed in questo tentativo di razionalizzazione (che trasforma la realtà in illusione) colui che parla non è più l'individuo ma un falso sé.

Attraverso un'analisi delle religioni Fromm in Psicanalisi e Religione traccia l'evoluzione del concetto di senso di colpa a partire dalla vita religiosa e quello che emerge dalla pratica psicanalitica in molti pazienti. La difficoltà che Fromm ha incontrato in questa analisi è relativa al fatto che il paziente in terapia tende a nascondere il senso di colpa (con le sue diverse origini) con dei sintomi psicogeni come depressione, incapacità di lavorare senso di infelicità; per questo motivo si deve guardare al di là delle manifestazioni esteriori per penetrare nella realtà profonda che si agita nella coscienza dell'analizzando. Non realizzarsi secondo le proprie potenzialità interiori e umane fa crescere un vuoto interiore che difficilmente può venire colmato e invano il soggetto cercherà di mascherare i sintomi che parlano di questo malessere attraverso il corpo.

"La guarigione consiste nel dare ascolto alla voce della coscienza, colmando il vuoto interiore con un atteggiamento produttivo che significa rinascita dei motivi spirituali che riportano all'equilibrio. Per liberarsi dalla propria disarmonia bisogna riconquistare il pieno senso della vita, liberarsi dall'oppressione paralizzante del rimorso, iniziare una nuova costruzione morale senza mai, attardarsi su quanto di male è stato fatto o nella considerazione di quanto non è stato realizzato" (op. cit. p. 175). Lo psicoanalista è dunque chiamato ad un processo di rieducazione del paziente, sospendendo ogni forma di giudizio nei suoi confronti.

Il nevrotico per Fromm ha una posizione particolare; egli è l'anello debole della catena omologante alienante ed ha in sé la dimensione rivoluzionaria, perché attraverso il suo malessere esprime la difficoltà ad accettare l'alienazione che mortifica la propria umanità, per questo motivo il sintomo esprimendosi diventa quella possibilità di liberazione: l'anello debole rompe la catena. Ciò costituisce una continua oscillazione tra adattamento e disadattamento a cui l'uomo è chiamato prima di alienarsi. "Quanto più è grave il conflitto tra i fini dell'umanità e quelli della società tanto più dilaniato sarà l'individuo tra due poli pericolosi di adattamenti. (...) La nevrosi dell'uomo contemporaneo e il suo grido di angoscia rappresentano il segnale di un'imminente catastrofe" (op. cit. p. 180). Per liberare l'uomo da questo male, egli deve ritornare ad essere FINE E NON MEZZO e solo il massimo impegno culturale potrà favorire questa evoluzione. La psicanalisi ha gli strumenti per fronteggiare il travaglio e la disarmonia dell'attuale società che con le sue dinamiche ha sconvolto il rapporto tra uomo e organizzazione sociale. La scienza pertanto deve avere l'uomo come obbiettivo principale.

Riaffermare la produttività e la vita, ricacciare indietro i fantasmi che attanagliano oggi l'individuo e la società, ricostituire i valori dimenticati per fondare un mondo veramente libero e umano.

Questo è il compito della psicanalisi.